Viviamo
in un’epoca sconcertante. Tali almeno risultano gli effetti del declino
dell’impero americano. Sconcertanti. Soprattutto per noi europei.
Gli Usa
non sono più la prima potenza industriale del pianeta, ormai soppiantati dalla
Cina. I cinesi, oltretutto, gli insidiano pure il primato tecnologico. Agli
americani rimane sì la supremazia militare, ma non sfolgora brillante come un
tempo. Ce lo provano i deludenti risultati della guerra per procura contro la
Russia e della guerra contro l’Iran.
Due assi
restano però nella manica degli statunitensi. Il primo, il dollaro. Il secondo,
la Nato.
Finché il
dollaro conserverà in misura predominante il ruolo di mezzo di pagamento per
gli scambi internazionali agli americani sarà concesso di coprire i deficit
strutturali della bilancia commerciale e attirare dal resto del mondo capitali
in cerca d’impiego nei mercati mobiliari a stelle e strisce. Perciò gli
americani difenderanno con le unghie e con i denti la preminenza del dollaro.
Anche, secondo alcuni, manu militari.
La Nato è
lo strumento attraverso il quale gli Usa dal 1949 dominano l’Europa occidentale
e, oggi, anche gli ex paesi del patto di Varsavia. Con un successo strepitoso,
direi. Basti pensare che sono riusciti a imporre agli europei di finanziare la
guerra per procura contro la Russia. Una guerra che ha provocato all’Europa
danni economici estremamente gravi.
Spiegare
le contorsioni belliciste degli Usa è dunque semplice. Cercano in tutti i modi
di conservare il dominio sul mondo, non rassegnandosi a perderlo. Ben più
difficile è capire perché l’Europa si sia infilata fino al collo nel pantano
ucraino a scapito dei propri interessi.
Scandinavi
e baltici nutrono per i russi un’avversione viscerale e agiscono di
conseguenza. Basti pensare che Svezia e Finlandia hanno abbandonato la propria
neutralità, che garantiva loro una sicurezza pressoché assoluta, per entrare
nella Nato. Per gli inglesi vale un discorso a parte. Pur avendo da tempo
perduto l’impero s’illudono ancora d’essere una potenza di rango, benché non
gli rimanga altro che assecondare in tutto e per tutto, da gregari, i cugini
d’oltreoceano.
I
restanti paesi europei rappresentano invece un enigma. Le loro popolazioni sono
immuni da sentimenti d’odio nei riguardi della Federazione Russa, che animano
al contrario i loro governanti. Uno di costoro ha provato a indicare una
motivazione ideologica, sostenendo che dobbiamo batterci per la libertà e non
per i condizionatori. Ossia, fuor di metafora, che dobbiamo contrapporci alla
Russia anche sacrificando il nostro benessere. Ma la libertà di chi, vien da
chiedersi. Non certo dell’Ucraina che stato libero non è, avendo perso la sua
indipendenza assoggettandosi ai desideri degli anglosassoni e pagandone il
prezzo con il sangue della propria gente. Né è in gioco la libertà dell’Europa,
già succuba di Washington, e certo non a causa di Mosca. La fedeltà al patto
atlantico, per esprimersi in termini semplici, rappresenta la corda al collo
del continente europeo.
Ciò
malgrado gli europei hanno deciso di riarmarsi per impedire ai russi di
arrivare fino a Lisbona. Minaccia di cui non esiste alcuna prova, soprattutto
perché la Russia non ne possiede le capacità. Dispone invece di uno spaventoso
arsenale nucleare di cui, se messa alle strette, farà di sicuro uso. E sarebbe
da ingenui sperare che l’ombrello nucleare Usa sia a nostra completa
disposizione. Gli americani si guarderanno bene dal lanciare le loro bombe
atomiche su Mosca, poiché non hanno alcuna voglia di subirne la reazione. Di
subire la mutua distruzione assicurata. In tal caso dovremmo, noi europei,
accontentarci della nostra unica distruzione. E’ una strategia, la nostra, di
cui andare davvero fieri. O no?