venerdì 17 luglio 2026

Così tanto ci piace la guerra?

 

Viviamo in un’epoca sconcertante. Tali almeno risultano gli effetti del declino dell’impero americano. Sconcertanti. Soprattutto per noi europei.

Gli Usa non sono più la prima potenza industriale del pianeta, ormai soppiantati dalla Cina. I cinesi, oltretutto, gli insidiano pure il primato tecnologico. Agli americani rimane sì la supremazia militare, ma non sfolgora brillante come un tempo. Ce lo provano i deludenti risultati della guerra per procura contro la Russia e della guerra contro l’Iran.

Due assi restano però nella manica degli statunitensi. Il primo, il dollaro. Il secondo, la Nato.

Finché il dollaro conserverà in misura predominante il ruolo di mezzo di pagamento per gli scambi internazionali agli americani sarà concesso di coprire i deficit strutturali della bilancia commerciale e attirare dal resto del mondo capitali in cerca d’impiego nei mercati mobiliari a stelle e strisce. Perciò gli americani difenderanno con le unghie e con i denti la preminenza del dollaro. Anche, secondo alcuni, manu militari.

La Nato è lo strumento attraverso il quale gli Usa dal 1949 dominano l’Europa occidentale e, oggi, anche gli ex paesi del patto di Varsavia. Con un successo strepitoso, direi. Basti pensare che sono riusciti a imporre agli europei di finanziare la guerra per procura contro la Russia. Una guerra che ha provocato all’Europa danni economici estremamente gravi.

Spiegare le contorsioni belliciste degli Usa è dunque semplice. Cercano in tutti i modi di conservare il dominio sul mondo, non rassegnandosi a perderlo. Ben più difficile è capire perché l’Europa si sia infilata fino al collo nel pantano ucraino a scapito dei propri interessi.

Scandinavi e baltici nutrono per i russi un’avversione viscerale e agiscono di conseguenza. Basti pensare che Svezia e Finlandia hanno abbandonato la propria neutralità, che garantiva loro una sicurezza pressoché assoluta, per entrare nella Nato. Per gli inglesi vale un discorso a parte. Pur avendo da tempo perduto l’impero s’illudono ancora d’essere una potenza di rango, benché non gli rimanga altro che assecondare in tutto e per tutto, da gregari, i cugini d’oltreoceano.

I restanti paesi europei rappresentano invece un enigma. Le loro popolazioni sono immuni da sentimenti d’odio nei riguardi della Federazione Russa, che animano al contrario i loro governanti. Uno di costoro ha provato a indicare una motivazione ideologica, sostenendo che dobbiamo batterci per la libertà e non per i condizionatori. Ossia, fuor di metafora, che dobbiamo contrapporci alla Russia anche sacrificando il nostro benessere. Ma la libertà di chi, vien da chiedersi. Non certo dell’Ucraina che stato libero non è, avendo perso la sua indipendenza assoggettandosi ai desideri degli anglosassoni e pagandone il prezzo con il sangue della propria gente. Né è in gioco la libertà dell’Europa, già succuba di Washington, e certo non a causa di Mosca. La fedeltà al patto atlantico, per esprimersi in termini semplici, rappresenta la corda al collo del continente europeo.

Ciò malgrado gli europei hanno deciso di riarmarsi per impedire ai russi di arrivare fino a Lisbona. Minaccia di cui non esiste alcuna prova, soprattutto perché la Russia non ne possiede le capacità. Dispone invece di uno spaventoso arsenale nucleare di cui, se messa alle strette, farà di sicuro uso. E sarebbe da ingenui sperare che l’ombrello nucleare Usa sia a nostra completa disposizione. Gli americani si guarderanno bene dal lanciare le loro bombe atomiche su Mosca, poiché non hanno alcuna voglia di subirne la reazione. Di subire la mutua distruzione assicurata. In tal caso dovremmo, noi europei, accontentarci della nostra unica distruzione. E’ una strategia, la nostra, di cui andare davvero fieri. O no?